Fév 232018
 

 

CLIQUEZ ICI POUR ACCÉDER AU SITE! https://www.chezsilvio.com/

Silvio Olibet, né à Naples, au 251, rue Tribunali, couloir de gauche, au cinquième étage sans ascenseur. Le benjamin de neuf enfants. En 1989, il quitte Naples pour s’installer à Toulouse, la ville rose, et travailler chez ATR.
En France, loin de son pays natal et du théâtre, il décide alors de saisir l’opportunité « de cultiver » son rêve d’enfant : un potager rien qu’à lui où il travaille avec tout son amour et passion avec son ami Angelo. Le bon goût des produits frais l’amène à cultiver un autre de ses rêves d’enfant, celui de passer derrière les fourneaux.
En 2007, il crée alors l’association « L’Italie dans l’assiette » dont il est le président. Il lui reste cependant encore un rêve à réaliser, mais, pour celui-là, il faudra une petite dose de patience…
A table comme derrière les fourneaux, j’ai toujours adoré la bonne cuisine. Je suis un « amateur » qui s’entraîne au quotidien (avec l’autorisation de ma femme) à une cuisine simple, rapide et savoureuse. J’ai appris à aimer la cuisine au sein d’une famille nombreuse, pour laquelle manger était un grand plaisir. Nous n’avions pas les moyens d’aller au restaurant mais nous faisions des miracles avec quelques ingrédients bon marché. J’ai appris à cuisiner, non seulement en regardant « mammà » (ma mère), mais aussi mes frères et sœurs qui s’occupaient à tour de rôle de la cuisine, chacun rajoutant sa petite touche personnelle aux repas. J’ai toujours soutenu l’idée qu’en cuisine, la démocratie et l’ouverture d’esprit sont au rendez-vous : écouter les autres pour s’améliorer c’est être conscient du fait qu’aucune recette ne possède de règles rigides.
Aujourd’hui, après plus de vingt ans passés à Toulouse, j’ai le plaisir tel un GRAND chef, de marier la gastronomie française à la cuisine italienne.

Fév 122018
 


« Dolce simbolo del Carnevale di tutta Italia », le chiacchiere sono chiamate con nomi differenti a seconda delle regioni ma la ricetta è molto simile dappertutto.
Bugie in Liguria, cenci in Toscana, frappe a Roma, galani in Veneto, cròstoli in Friuli.

La loro origine è però controversa.

Secondo alcuni studiosi, risalirebbe all’antica Roma, quando, per festeggiare i Saturnali, festività che corrisponde al nostro Carnevale, si preparavano dolci a base di uova e farina chiamati “frictilia”, perché venivano fritti nello strutto.
Tuttavia, c’è chi attribuisce la paternità delle chiacchiere ad un cuoco napoletano, Raffaele Esposito. Costui le avrebbe preparate per la prima volta per la regina Margherita di Savoia, che durante un pomeriggio di “chiacchiere” ebbe voglia di qualcosa di dolce per sé ed i suoi ospiti. »

L’impasto è a base di farina (500 grammi), zucchero (80 g), burro (50 g), tre uova. C’è poi chi aggiunge del Marsala, chi del vino bianco, chi del Vin Santo, chi ancora della grappa.

Le varianti dipendono ovviamente dalle usanze regionali.

Sottili o un po’ più corpose, le chiacchiere di Carnevale devono avere le bolle, segno che la sfoglia è stata tirata a dovere e la frittura è stata fatta a regola d’arte.
Un tempo le chiacchiere di Carnevale venivano fritte nello strutto: oggi il grasso animale è stato, nella maggior parte dei casi, sostituito da un più leggero olio di semi.
Chi è particolarmente attento alla salute e alla linea può decidere anche di optare per una cottura al forno, ma il risultato, lo sapevano anche gli antichi Romani, non sarà mai lo stesso. »

E per la ricetta completa delle chiacchiere : ONGLET « CULTURE » et Cuisine!!! 🙂

 

Jan 302018
 

ATELIER CUISINE avec l’Association L’ITALIE DANS L’ASSIETTE et Silvio Olibet &
ATELIER-DANSE traditionnelle italienne avec «LA SPALLATA NEL SANNIO» proposée par Cinzia Minotti et Chiara Scarponi de la Compagnie « Alberi sonori » www.alberisonori.it

RÉSERVATION OBLIGATOIRE au 05 61 99 68 82 ou l.italie.a.toulouse@wanadoo.fr

Plat proposé « Pasta di carnevale alla zucca » !

1er ATELIER : 14h00/16h30

2ème ATELIER : 16H30/19H00

Participation : 15€ Adhérents / 18€ non Adhérents

Jan 292018
 

Mappa dei dolci tipici di carnevale per regione ‼️

– ABRUZZO: cicerchiata, gnocchetti grandi come ceci, fritti, guarniti con zucchero caramellato e miele e decorati con i canditi e confettini;

– BASILICATA: chiacchiere, nastri di pasta dolce fritti e spolverati di zucchero a velo torta da sanguinaccio, taralli al naspro, zucchero caramellato;

– CALABRIA: pignolata, piccole sfere di pasta dolce, fritte in olio di oliva e unite tra di loro dal miele e chiacchiere;

– CAMPANIA: struffoli, bastoncini con zucchero, miele e frutta candita, fritti e con confettini colorati, zeppole e sanguinaccio, crostata con sangue di maiale e cioccolato;

– EMILIA ROMAGNA: sfrappole e lasagnette, tagliatelle dolci fritte bagnate con succo di arancia e cosparse di zucchero a velo;

– FRIULI VENEZIA GIULIA: crostoli, le frittelle e – segnala la Coldiretti – le castagnole;

– LAZIO: frappe fritte o al forno e castagnole gustose e morbide palline di pasta fritta riempite di ricotta o crema pasticciera;

– LIGURIA: bugie nastri di pasta dolce fritti e spolverati di zucchero a velo;

– LOMBARDIA: tortelli, dolci fritti cosparsi di zucchero e cannella o farciti con crema o con uvetta;

– MARCHE: scroccafusi, palline di pasta con cannella e scorza di limone prima lessate in acqua bollente e poi fritte. spolverati di zucchero e bagnati con alchermes.

– MOLISE: scorpelle, dolcetti ricoperti di miele e Struffoli;

– PIEMONTE: bugie, rombi o nastri fritti;

– PUGLIA: chiacchiere e frittelle;

– SARDEGNA: brugnolus, a base di farina, uova e purea di patate, fritti e avvolti nello zucchero e orillettas, listarelle di pasta intrecciate, fritte e ricoperte di miele;

– SICILIA: pignolata dolce meta’ bianco e meta’ nero composto – precisa la Coldiretti – da pezzettini di pasta fritti e ricoperti da glassa al limone o cioccolata (Messinese) e ravioli fritti con crema o ricotta;

– TOSCANA: berlingozzi, ciambelle e cenci, nastri di sfoglia fritti;

– TRENTINO A.A.: grostoi, nastri di pasta dolce fritti e spolverati di zucchero a velo;

– UMBRIA: frappe e struffoli, bastoncini con zucchero, miele, frutta candita fritti e guarniti con confettini colorati;

– VALLE D’AOSTA: bugie, tortelli con uva sultanina ammorbidita nel rum e ricoperti di zucchero e – continua la Coldiretti – panzerotti alla marmellata;

– VENETO: galani, strisce quadrate o rettangolari fritte, frittelle e castagnole bocconcini fritti.

Foto: Pietro e Alessandro Longhi, “La venditrice di frittole”, olio su tela, 1750 circa – Ca’ Rezzonico – Fondazione Musei Civici di Venezia-

Déc 082017
 

la «Pizza napoletana» fait désormais partie du Patrimoine mondial de l’Unesco!
La reconnaissance de la culture, de l’identité, de la fierté de tout un peuple! ARTICLE

L’arte del pizzaiuolo napoletano è patrimonio culturale dell’Umanità Unesco”.

E’ questo l’annuncio che ha dato il Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina su Twitter. ”

Una battagli durata 8 anni, negoziati internazionali, alla fine a Jeju, in Corea del Sud, con voto unanime del Comitato di governo dell’Unesco è arrivata la vittoria, la creatività alimentare della comunità napoletana è unica al mondo ed è stata premiata con il prestigioso titolo.

Questo il testo della decisione finale dell’Unesco: “il know-how culinario legato alla produzione della pizza, che comprende gesti, canzoni, espressioni visuali, gergo locale, capacità di maneggiare l’impasto della pizza, esibirsi e condividere è un indiscutibile patrimonio culturale. I pizzaiuoli e i loro ospiti si impegnano in un rito sociale, il cui bancone e il forno fungono da “palcoscenico” durante il processo di produzione della pizza. Ciò si verifica in un’atmosfera conviviale che comporta scambi costanti con gli ospiti. Partendo dai quartieri poveri di Napoli, la tradizione culinaria si è profondamente radicata nella vita quotidiana della comunità. Per molti giovani praticanti, diventare Pizzaiuolo rappresenta anche un modo per evitare la marginalità sociale“.

Un lavoro lungo iniziato nel 2009 quando il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali aveva iniziato a redigere il dossier di candidatura con il supporto delle Associazioni dei pizzaiuoli e della Regione Campania. Il dossier della candidatura e la delegazione sono stati coordinati dal professor Pier Luigi Petrillo.

E sui social grande felicità da parte di tutti i pizzaioli napoletani, ecco il video di Girno Sorbillo, Ciro Oliva, Antonio Starita ed Enzo Coccia che promettono oggi di festeggiare con tutti i napoletani con tante pizze!

 

Mai 222017
 

Journée d’études organisée par l’ Irpall (Institut de Recherche Pluridisciplinaire en Arts, Lettres et Langues: http://irpall.univ-tlse2.fr/) / Université Toulouse – Jean Jaurès sur :

Contact: Orsino Margherita Responsable scientifique du programme « opéra contro »
Lieu : Toulouse – Campus du Mirail / Maison de la Recherche D30

PROGRAMME
Matin: -09h50 Accueil
Ouverture de la journée par Michel Lehmann directeur de l’Institut IRPALL
Modératrice : Giovanna Montermini

-10h00 – 10h20 Jean-Pierre Zubiate (Université Toulouse-Jean Jaurès)
«L’oeuvre enregistrée de Jean-Roger Caussimon : la chanson libertaire et l’audience confidentielle»

-10h20 – 10h40 Cécile Prévost-Thomas (Université Sorbonne Nouvelle)
« Mai 68 en chansons : héritages et filiations »

-10h40 – 11h00 Margherita Orsino / Antonella Capra (Université Toulouse-Jean Jaurès)
«Les intellectuels et la chanson aux alentours de Mai 68 en Italie, de Pier Paolo Pasolini à Dario Fo»

-11h10 Discussion
-12h00 – 13h30 Pause

Après – Midi
Modératrice : Christine Calvet

-13h40 – 14h00 Perle Abbrugiati (Université Aix-Marseille)
«Francesco Guccini : les détournements de figures littéraires, délégation de discours engagés.»

-14h00 – 14h20 Walter Zidaric (Université Nantes)
«Chanson de « lutte » pour le progrès des moeurs de la société italienne post 68 : le cas de Renato Zero »

-14h20-14h40 Pause
Modérateur : Michel Lehmann

-14h40 – 15h00 Stéphane Hirschi (Université Valenciennes)
«Le paradoxe de la lutte politique en chanson : lutte frontale ou décalée ; entre Julien Clerc, Gainsbourg, Lavilliers et Stromae»

-15h00 – 15h20 Emmanuelle Guerrero et Marc Gruas (Université Toulouse-Jean Jaurès)
« L’été fut chaud » en 1975 dans l’Alentejo : chanson engagée et réforme agraire au Portugal »

-15h20 – 15h40 Discussion

-15h40 Clôture de la journée.

Avr 142017
 

Retrouvez la vidéo – recette sur notre page CULTURE / CUISINE / VIDEOS


La légende veut que quelques habitants de Naples aient porté en don à la sirène Parthénope des grains pleins de soleil, une ricotta candida (symbole de pureté), des œufs (la vie qui se renouvelle), de l’essence de fleurs d’orangers pour rappeler la jeunesse du printemps et plein de fruits confits qui lui auraient apporté l’allégresse.
La sirène aurait offert toutes ces douceurs aux dieux des abysses qui les transformèrent en un gâteau qui rappelait son chant. Ceci n’est qu’une légende.
Par contre, l’histoire raconte que la Reine Marie Thérèse d’Autriche finalement sourit en mangeant une tranche de pastiera. Selon les « on dit » le roi s’exclama « pour voir sourire à nouveau mon épouse, je devrai attendre la prochaine Pâques »

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Ingrédients :

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– Pour la pâte : 450 gr de farine, 2 œufs entiers + 1 jaune, 200 gr de sucre, 150 gr de beurre.

– Pour le remplissage : 100 ml lait, 1 boite de grano (blé) – vous pouvez en trouver dans les magasins d’alimentation italiens – 30 gr de beurre, 2 citrons râpés non traités, 600 gr de ricotta, 500 gr de sucre, 3 œufs entiers + 3 jaunes, 1/2 p. cuillère de cannelle, 2 p. cuillères d’eau de fleurs d’orangers, 150 gr. cédrat et oranges confites, sucre glace.


* Préparez la pâte en mélangeant les ingrédients cités ci-dessus.

* Dans une casserole, chauffez à feu doux le lait, le « grano », le beurre et l’écorce de citron râpé. Tournez souvent pour que cela n’attache pas au fond.

* A part, mélangez la ricotta, le sucre, les œufs, un peu de cannelle, 2 cuillères d’eau de fleurs d’orangers, l’écorce de citron râpé, les fruits confits coupés en petits dés. Ajoutez quand celui-ci est bien refroidi le contenu de la casserole.

* Etendez la pâte dans le moule beurré et y verser le mélange. Recouvrez le tout de bandes de pâte (voir la photo) coupées avec une roulette dentelée (comme celle des bugnes).

* Mettez au four préchauffé à 180° (ventilé) pendant 1 heure puis à 140° (normal) pendant 3/4 d’heure.

Avr 142017
 

Retrouvez la vidéo – recette sur notre page CULTURE / CUISINE / VIDEOS
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L’Histoire de la « Colomba »


En Italie, un des desserts favoris des fêtes familiales de Pâques est
la Colomba, une sorte de brioche aux fruits confits en forme de colombe. Equivalent de ce que représentent le panettone ou le pandoro pour le Noël à l’italienne, la colomba aurait, comme toujours, d’historiques et anciennes origines, plus ou moins fantaisistes selon les récits.

Au VIe siècle, le roi des Lombards, le conquérant Elboino, lors du siège de Pavie, demanda un tribut de 12 jeunes filles, les plus belles de la cité.

Un vieil homme eut l’idée alors d’offrir, le jour de Pâques ,un pain sucré en forme de colombe à Elboino, en symbole de paix.

Séduit, le roi lui promit de toujours respecter les colombes.

On amena ensuite les jolies otages au roi qui leur demanda comment elles se nommaient. La première répondit « Colombe ». Lorsque le roi dit à la seconde « quel est ton nom? », elle eut la même réponse: « colombe ». Tour à tour, elles donnèrent toutes ce prénom. Par cet heureux stratagème, le roi fut convaincu de ne pas détruire la cité, il y installa son pouvoir et fit en sorte que l’on y respecte toujours les colombes…

En réalté, c’est Dino Villani, directeur de la publicité de Motta, déjà célèbre grâce à ses panettone et pandoro, qui proposa l’idée de ce dessert de Pâques, proche du panettone, durant les années 1930, histoire de rentabiliser les machines ne servant alors que pour Noël 😉 !

Fév 282017
 

Selon les régions, en Italie, le nom donné est différent: « frappe », « bugie », « cenci »…
Les origines de ces gourmandises remontent à l’époque de la Rome Antique où, déjà, elles étaient préparées lors d’une fête religieuse dédiée à Saturne. Elles s’appelaient alors « frictilia ». Bien sûr elles ont traversé les frontières, et l’on retrouve notamment en France les « bugnes » qui se sont inspirées des chiacchiere.

Pour visionner la Recette Vidéo en Italien, Cliquez sur l’Onglet: CUISINE-VIDEO


Ingrédients (6 personnes)

  • 50g de sucre
  • Du sucre glace
  • De l’huile de friture
  • Un sachet de sucre vanillé
  • Un zeste d’orange râpé
  • 50g de beurre mou
  • 2 œufs
  • 2 c à s de vin blanc
  • 300g de farine

Préparation

Étape 1 :

Déposer la farine en fontaine puis ajouter tous les autres ingrédients. Bien mélanger et former un boudin que vous couvrirez de pellicule transparente. Laisser reposer 2 heures au réfrigérateur.

Étape 2 :

Découper la préparation en 4, pour plus de facilité, et la passer dans la machine à pâte ou bien l’étaler au rouleau sur une surface farinée jusqu’à l’obtention d’une épaisseur de 2 mm.

Étape 3 :

A l’aide d’une roulette dentelée, créer des bandes de 4 cm de largeur et 7/8 cm de longueur (mais vous pouvez très bien choisir vos mesures selon vos goûts)

Étape 4 :

Selon la largeur de vos chiacchiere, faire une ou deux entailles au milieu. Faire frire quelques instants dans de l’huile bouillante (les chiacchiere ne doivent pas être trop dorées, mais être tout de même suffisamment croquantes), pensez à tourner le coin de certaines bandes pour donner des formes différentes.